Poliambulatorio medico della casa di cura “Lucina”
1. Presentazione del progetto
Il progetto, in corso di realizzazione, deriva dall’acquisizione da parte della
Casa di Cura “Lucina” – clinica ostetrica privata – di un edificio ubicato nel centro
della città di Catania, realizzato negli anni dal 1930 al 1940, in via Pantano.
Il fabbricato si trova a poche decine di metri dall’edificio che ospita la sede
principale e costituirà una “succursale” da destinare a poliambulatorio, dove saranno
espletate alcune funzioni specialistiche. L’immobile era destinato alla residenza:
in esso erano allocati due appartamenti con tre elevazioni, era caratterizzato da
un unico “affaccio” sulla strada perché inserito al centro di una serie di edifici
patrizi, caratterizzati da un comune fronte prospettico di circa quindici metri.
La peculiarità era determinata dalla presenza di una corte interna sulla quale si
affacciavano alcuni vani dei due appartamenti simmetrici. Il suo stato era assolutamente
fatiscente dal punto di vista statico, estetico e funzionale. La proposta progettuale
partì dalla verifica diffusa di alcune situazioni ineluttabili: a) il costo del
“recupero” che, dovendo essere funzionale, statico e sismico, sarebbe stato molto
più elevato della totale sostituzione del manufatto; b) la richiesta sociale di
“qualità urbana”.
In ragione di ciò, quest’ipotesi progettuale rientra tra quelle che prevedono la
demolizione degli edifici ammalorati e vetusti e guardano ai problemi dell’architettura
e dell’urbanistica, abbandonando la cultura burocratica e conservatrice. Si è preso
esempio anche dalle strategie urbane gia da qualche tempo avviate da alcune città
italiane, come ad esempio Venezia, dove per favorire la sostituzione edilizia sono
previsti premi di cubatura per comparto a coloro che demoliscono e ricostruiscono.
In un’ottica di coesistenza della cultura della conservazione con quella della trasformazione,
il progetto vuole confrontarsi con la riconoscibilità dell’attualità degli interventi,
che hanno il compito di riqualificare l’edificio, e propone altresì la prospettiva
di legame sinergico tra le due culture nell’unica facciata dell’edificio, prospiciente
alla via Pantano che, mantenuta nelle sue caratteristiche originarie, viene reinterpretata
con segni attuali in alcune sue parti determinando la fusione tra gli elementi originari
e altri attuali (le grandi bucature al piano terra).
Il progetto, che con queste caratteristiche è stato approvato dalla Soprintendenza
ai BB.CC.AA. e successivamente ha conseguito la Concessione Edilizia, prevede la
riqualificazione architettonica, funzionale e strutturale, insieme all’adeguamento
secondo legge 13/89, tramite la ristrutturazione edilizia che prevede il mantenimento
dei muri perimetrali, la demolizione di tutto l’interno e la realizzazione dello
spazio per il parcheggio ottenuto con la costruzione di un piano interrato. L’edificio
si sviluppa su un totale di cinque livelli, da quello destinato a garage a quello
sottotetto.
Il progetto ripropone l’idea della corte centrale sormontata da una piramide di
vetro e tutti gli spazi interni, a tutti i piani, sono strutturati e si sviluppano
attorno a questa. La distribuzione interna dei locali prevede una localizzazione
razionale delle varie funzioni; al piano terra è localizzata un’ampia zona di attesa
con la reception e alcuni uffici diagnosi, due ambulatori e una zona prelievo, al
piano primo e secondo sono allocati uffici, studi medici ed ambulatori, insieme
ad una piccola sala operatoria. Il locale sottotetto, invece, data la scarsa disponibilità
di spazio, è utilizzato solamente per uffici amministrativi.
La volumetria abitabile (dal piano terra al sottotetto) ammonta a circa 2700 metri
cubi. Gli spazi ridotti e le particolari soluzioni architettoniche previste hanno
fatto emergere l’assoluta necessità di una solida integrazione fra ingegneria ed
architettura, che permettesse una soluzione sensibile alle esigenze estetiche ma
allo stesso tempo efficiente e funzionale
1.1 Centrale termo-frigorifera
Gli spazi a disposizione per i locali tecnici sono molto limitati, quindi si è cercato
di razionalizzare al massimo la disposizione delle macchine. L’impianto di progetto
prevede una soluzione mista del tipo aria-acqua.
Il trattamento dell’aria è affidato a due unità, una principale e l’altra destinata
esclusivamente al servizio di una zona per operazioni di piccola chirurgia. A differenza
dell’impianto riservato al resto dell’edificio (aria primaria e fan-coils), quello
dedicato alla zona chirurgia è a tutt’aria esterna con filtraggio HEPA, nel rispetto
delle normative vigenti per le sale operatorie.
Priorità in termini di spazio è stata data all’UTA principale, che è stata collocata
al livello garage lungo il fianco della rampa di ingresso veicoli. L’edificio in
oggetto si trova in centro città e sul lato sud corre una strada discretamente trafficata.
La conseguente presenza di inquinanti e polveri sottili comporta aria esterna “sporca”
a livello stradale, per cui è stato deciso di prelevare l’aria di alimentazione
dell’UTA principale dall’alto.
Al fine di evitare fastidiosi ingombri all’interno di locali frequentati, si è utilizzata
come presa d’aria esterna l’intercapedine presente tra l’ascensore e la muratura
sul lato ovest. Il canale aspira dunque aria pulita da circa 13 metri di quota (rispetto
al livello strada) per mandarla all’UTA presente al livello garage.
Un gruppo frigo condensato ad aria è stato posto in copertura: questa è risultata
essere l’unica sistemazione possibile a seguito di diverse considerazioni di natura
tecnica. L’area scelta per l’installazione del refrigeratore è sufficientemente
lontana da edifici circostanti; nonostante ciò, è stata prevista l’eventuale aggiunta
di una barriera acustica per la riduzione delle emissioni sonore. Nello spazio sottotetto
è stata prevista una caldaia, opportunamente posizionata, necessaria al riscaldamento
(batterie UTA e fan-coils a 4 tubi) ed alla produzione di acqua calda sanitaria.
1.2 Impianti interni
L’impiantistica interna ha rappresentato l’ostacolo maggiore a causa della poca
disponibilità di spazio. Allo stesso tempo il problema è stato oggetto di costruttive
e dinamiche sinergie progettuali.
L’edificio è pre-esistente rispetto al progetto, e questo ha comportato limiti non
indifferenti sia in termini d’altezza utile all’interno del controsoffitto sia in
termini di dimensioni dei cavedi.
Per tali motivi si è scelto di suddividere la distribuzione d’aria ed acqua all’interno
dell’edificio lungo due lati simmetrici, rispettivamente est ed ovest, permettendo
di ridurre le dimensioni di canali e tubazioni necessarie al condizionamento dei
locali, nel rispetto degli spazi. La disposizione delle bocchette di mandata e delle
griglie di ripresa è tale da assicurare un ottimale “lavaggio” dell’aria ambiente,
evitando cortocircuiti fluidodinamici. La limitata altezza originaria del locale
sottotetto ha impedito il passaggio di canalizzazioni a controsoffitto; per questo
motivo sono state previste delle griglie pedonabili alimentate da aria primaria
proveniente dalle canalizzazioni del piano secondo.
Per quanto riguarda i terminali ad acqua, i fan-coil a 4 tubi degli ambulatori sono
provvisti di lampada germicida per la sterilizzazione dell’aria ricircolata.
Al centro dell’edificio è presente un pozzo luce che corre per tutta l’altezza del
fabbricato. Per evitare la formazione di sacche d’aria calda o fredda, a seconda
della stagione, è stato previsto un impianto d’espulsione dell’aria dall’interno
del pozzo.
1.3 Altri aspetti costruttivi
In fase di progettazione è stato necessario coordinare i seguenti aspetti costruttivi:
- facilità di accesso ai vani tecnici al piano primo interrato per manutenzione e
sostituzione di eventuali apparecchiature ingombranti (vani in prossimità del vano
autorimessa e rampa di accesso dall’esterno);
- accumuli al piano primo interrato e non in copertura per evitare allagamenti e perdite
idrauliche pericolose;
- centrale termica a gas metano appositamente ricavata sulla copertura dello
stabile; verranno installati n. 3 generatori di calore, due dei quali con funzionamento
in cascata per integrazione alla produzione di acqua calda sanitaria e per eventuale
riscaldamento invernale (presenza costante di bambini in ambiente) e minimo rischio
per eventuali fughe di gas metano e/o scoppio oltre alla facilità di rendere i vani
aerati permanentemente;
- impianto antincendio ad idranti ad anello d’acqua e colonne di piano inserito
in ogni zona del fabbricato oltre alla presenza di estintori portatili; • impianti
elettrici, di allarme, di trasmissione e bus dati con centrale operativa permanente;
- posizionamento del gruppo elettrogeno esterno.
Competenza, esperienza e sinergia tra le figure professionali ha portato alla realizzazione
di un progetto completo, funzionale e nel pieno rispetto delle prescrizioni di legge
oltre alla soddisfazione e perfetta adattabilità alle esigenze primarie socio sanitarie
di chi utilizzerà per intero la nuova struttura.
2. Conclusioni
Quando si parla di progettazione impiantistica è assolutamente necessaria una stretta
collaborazione fra ingegneri ed architetti, per evitare inutili e dispendiose perdite
di tempo se non addirittura soluzioni inadeguate tecnicamente o esteticamente.
In un progetto come quello qui brevemente descritto, tale sinergia risulta ancor
più preziosa, viste le interessanti scelte architettoniche adottate, la ridotta
disponibilità di spazio e l’interferenza degli inevitabili elementi strutturali.
A posteriori è senza dubbio possibile affermare come il lavoro di squadra, messo
in atto sin dall’inizio, abbia consentito di ottenere risultati positivi sia da
un punto di vista progettuale che di soddisfazione della committenza.
É auspicabile che una tale impostazione vada più frequentemente affermandosi, per
non rischiare di ritrovarsi sfavoriti in un settore dove i vincoli vanno facendosi
sempre più restrittivi.
Un ringraziamento particolare va al Dott. Ing. Marco Galluccio, che si è occupato
del calcolo dei carichi termici e del dimensionamento delle reti di distribuzione
fluidi.