“Humanitas” Centro Catanese di Oncologia
1. Presentazione del progetto
“Humanitas Centro Catanese di Oncologia” fa parte del gruppo Humanitas,
presente in Italia anche con le cliniche “ Humanitas Gavazzeni” a Bergamo,
Fornaca di Sessant e Cellini a Torino, Mater Domini a Castellana e Istituto Clinico
Humanitas, ospedale di riferimento del gruppo, a Rozzano-Mi. Il Centro Catanese
di Oncologia è un ospedale specialistico, dotato di circa 90 posti letto,
punto di riferimento in Sicilia per la diagnosi e la cura delle patologie oncologiche
addominali, ginecologiche, della mammella e della tiroide.
Il progetto, che viene presentato, riguarda la realizzazione di una nuova piastra
ospedaliera su due livelli: uno a quota -18 mt dal livello stradale comprendente
quattro sale operatorie, una ampia sala di risveglio, una area day surgery con sette
posti letto ed una attrezzata centrale di sterilizzazione; un secondo livello, a
quota -14 mt. dal livello stradale, comprendente nuovi laboratori di medicina chimico
clinica e di anatomia patologia ed un nuovo reparto di medicina nucleare con Pet
e Gamma Camera. Completano l’ampliamento realizzato tre piani di parcheggi
dedicati ai pazienti e al personale del centro.
1.1 Aspetti progettuali generali
Il progetto dell’edificio realizzato ha coinvolto Ingegneri, Tecnici, Architetti,
Medici ed Infermieri.
I temi progettuali più complessi, affrontati dal team multidisciplinare di
progetto, hanno riguardato la realizzazione di una struttura ospedaliera complessa
(sale operatorie, medicina nucleare, laboratorio di analisi ecc.) completamente
interrata, scavando fino a -18 mt dal livello strada nella viva roccia vulcanica.
In sintesi la complessità ingegneristica del nuovo edificio può riassumersi
in:
- costruzione di un volume funzionale in un’area vincolata dalla conformazione
del terreno;
- vicinanza con altri palazzi e accessi limitati. In particolare è stata necessaria
una estrema razionalizzazione del layout funzionale-medicale e degli impianti tecnici,
a supporto della nuova struttura, sfruttando tutti gli spazi disponibili. Un collegamento
pedonale interrato ricavato sotto la strada di accesso esistente unisce la nuova
struttura all’ospedale.
La progettazione degli spazi interni si è basata sulla definizione di superfici,
luci e colori in modo da sopperire alla quasi totale mancanza di luce naturale.
Ugualmente gli impianti di climatizzazione, di sicurezza e speciali (gas medicali
ecc.) hanno dovuto confrontarsi con problemi legati ad una costruzione interrata
in profondità. Per quanto riguarda le finiture principali: i pavimenti sono
in linoleum di colore rosso mattone, blu, beige, giocati con inserti geometrici
a righe e riquadri nei corridoi e spazi comuni. Il bianco delle pareti non è
mai assoluto ma sempre contrappuntato da cromie calde: giallo, arancio, azzurro.
Ovunque il disegno dei controsoffitti conferisce significato architettonico alla
presenza degli impianti. Il progetto illuminotecnico privilegia l’uso di luce
indiretta o diffusa e sempre, ove possibile, con sorgente a basso consumo. Fondamentali
nella progettazione i temi legati alla sicurezza, sia impiantistica che medicale
e antincendio.
Altro elemento qualificante è stata l’introduzione di una forma geometrica
piramidale di grandi dimensioni che maschera le prese di aria esterna delle UTA
posizionate nella centrale impianti sottostante e nel contempo definisce il punto
di accesso ai parcheggi e alla struttura mentre di notte, attraverso le insegne
luminose, la presenza del Centro Catanese di Oncologia.
La progettazione esecutiva dell’ampliamento è durata quattro mesi:
i lavori iniziati nel marzo 2006 con gli scavi in roccia, palificazioni e tiranti,
si sono conclusi nel luglio 2007.
1.2 Descrizione dell'impianto di climatizzazione
I parametri che hanno determinato le scelte progettuali dell’impianto di climatizzazione
sono stati fondamentalmente tre:
- realizzare, nelle sale operatorie, un impianto che consenta, per un loro futuro
utilizzo più specialistico, l’ottenimento di temperature minime di 18 °C, ferma
restando la necessità di trattare solo aria esterna e di controllare l’umidità relativa.
- controllare esattamente la mappa delle pressioni ambiente, positive e decrescenti
dalle sale operatorie alla zona attesa nel blocco operatorio, negative e crescenti
dalla camera calda alla zona attesa nel blocco medicina nucleare.
- conciliare gli aspetti di risparmio energetico, al fine di ridurre i costi di gestione,
con il mantenimento di condizioni minime di benessere essendo in presenza di luoghi
di lavoro interrati a -18 mt e -14 mt dal livello stradale.
Il blocco operatorio è alimentato da una unità di trattamento dell’aria da 27.000
mc/h con batteria fredda, sezione di umidificazione e batteria di post-riscaldamento.
Una parte dell’aria così trattata viene convogliata a dei buster, uno per sala operatoria,
alimentati da un gruppo frigorifero ausiliario con temperature di lavoro 0-5 °C
che interviene automaticamente per mantenere le temperature richieste in ambiente.
La rimanente parte di aria trattata dall’UTA viene distribuita nelle altre zone
del blocco operatorio e convogliata in cassette a portata variabile localizzate,
atte sia a mantenere il valore di temperatura desiderato che a controllare il valore
impostato di pressione in ambiente.
Naturalmente sia le UTA che i buster hanno i ventilatori alimentati da motori
elettrici con inverter impostati sul valore di portata d’aria necessaria, relativamente
ai buster a servizio delle sale operatorie, e sul valore di pressione costante relativamente
all’alimentazione delle singole cassette a portata variale. Tutto il sistema, naturalmente,
è stato abbinato ad un impianto di estrazione con estrattori anch’essi alimentati
da motori elettrici con inverter al fine di bilanciare correttamente le pressioni
nei singoli ambienti. L’impianto è gestito e controllato da un sistema di supervisione.
2. Problematiche architettoniche e impiantistiche risolte tramite progettazione
integrata
La costruzione in esame, come detto, ha la peculiarità di essere totalmente interrata
e ciò ha amplificato le consuete difficoltà di far convivere le esigenze architettoniche
con quelle impiantistiche. Non vogliamo soffermarci sulle problematiche relative
al passaggio di canalizzazioni per il trasporto di grandi portate di aria attraverso
la struttura, né del posizionamento dei vari terminali all’interno dei singoli ambienti;
problematiche complesse ma abbastanza comuni nella realizzazione di un edificio,
qualunque sia la sua destinazione. Vorremmo invece soffermarci su un aspetto specifico
dell’impianto la cui soluzione riteniamo possa essere un esempio calzante su cosa
si intende per progettazione integrata.
Durante la progettazione, uno dei problemi che ha richiesto maggiore scontro, confronto
e collaborazione per la sua risoluzione, è stato quello della presa di aria esterna
delle UTA, che lavorano senza aria di ricircolo.
La presa di aria esterna richiede sempre ma, ancor di più in un ambiente sanitario,
il rispetto, fra l’altro, di due requisiti: L’aria deve essere prelevata ad una
altezza minima di 4 mt. dal piano stradale più elevato di accesso all’edificio come
dal punto 9.1.1.3 della norma UNI 10339 (impianti aeraulici ai fini di benessere).
La velocità dell’aria nell’attraversamento di una eventuale bocchetta di ripresa
aria esterna non deve superare i 2 mt/sec. (Come riportato sulle linee guida per
la prevenzione ed il controllo della legionellosi).
Essendo la portata d’aria complessiva pari a 54.000 mc/h, per
poter rispettare i due punti sopra esposti, occorrevano delle griglie di presa aria
esterna, con il filo inferiore a 4 mt di altezza ed una superficie netta non inferiore
a 7,5 mq. Ovviamente, tali esigenze sono, immediatamente e comprensibilmente, entrate
in conflitto con gli aspetti architettonici mettendo a dura prova tutto il team
di progettazione; occorreva individuare una soluzione con la quale tutto quanto
necessario al rispetto normativo e funzionale dell’impianto non si sovrapponesse
al disegno dell’edificio ma ne fosse una parte integrante. L’affiatamento professionale
fra i componenti del team, la sensibilità comune nel recepire e far proprie le esigenze
altrui, con la consapevolezza di voler tutti raggiungere un unico obiettivo consistente
nel raggiungimento della soddisfazione del cliente e della la qualità del risultato
finale, hanno portato a innumerevoli ed estenuanti riunioni di lavoro prima di giungere
alla soluzione finale.
3. Il risultato della progettazione integrata
All’estro dell’Arch. Restelli va accreditata la paternità dell’ottima soluzione
individuata e realizzata.
La “Piramide”, realizzata con doghe in alluminino a tenuta stagna ha una altezza
di oltre sette metri e funge da plenum per la presa aria esterna delle UTA. Alla
sua base è stato creato un bacino di raccolta dell’eventuale acqua che si possa
infiltrare, con uno scarico all’esterno al fine di evitare assolutamente la stagnazione
di acqua, habitat ideale per la proliferazione della legionella.
Sulle doghe, tramite delle alette sempre in alluminio, è stato creato un disegno
che, nella realtà, permette l’ingresso di aria esterna per le UTA. Ad oltre un anno
dalla sua realizzazione, la “Piramide” può definirsi l’elemento identificativo dell’ospedale
in quanto solo gli addetti ai lavori individuano tale componente architettonica
come copertura delle prese aria esterna, e questo riteniamo possa essere la migliore
conferma della bontà del risultato ottenuto grazie alla PROGETTAZIONE INTEGRATA.
Team di progetto:
Project Manager Ing. Giorgio Menescardi
Progetto architettonico Arch. Renato Restelli
Progetto impianti meccanici Ing. Claudio Consoli
- Ing. Antonio Garozzo
Progetto civile-strutturale Ing. Emanuele Stancanelli
Progetto impianti elettrici Per. Ind. Domenico
Barone
Progetto della sicurezza Per. Ind. Carmelo
Zullo
Imprese realizzatrici dell’opera:
Impresa civile Impresa Ernesto Stancanelli
S.r.l.
Impresa meccanica Solar Energy Impianti S.r.l.
Impresa elettrica Selar S.r.l.