Elementi di una progettazione integrata di successo

La ristrutturazione della sede dell’Impresa Rosso a Torino

1. Presentazione del progetto

Facciata principale

Il progetto riguarda la ristrutturazione in Corso Matteotti 47 a Torino della sede dell’Impresa Rosso, storica azienda del settore delle costruzioni e dell’immobiliare, attiva su tutto il territorio nazionale.
L’intervento prevedeva l’ampliamento degli spazi ufficio e servizi operativi attraverso la creazione di un’ampia area reception al piano terra e nuovi uffici direzionali al primo e secondo piano. Gli uffici già presenti al terzo, quarto e quinto piano sono stati invece oggetto di modesti interventi di sistemazione in relazione all’immagine complessiva in progetto.
L’edificio, collocato nella storica area di comando militare della città fine ottocento, aveva originariamente funzioni residenziali alto borghesi e fu oggetto, negli anni ‘80 dell’ultimo secolo, di ristrutturazione con destinazione mista ad uffici e appartamenti. Il sistema costruttivo originario è in muratura portante con volte a padiglione e a botte, consueto per gli edifici torinesi dell’epoca, unito ad un apparato decorativo di facciata, che pur rimaneggiato dall’intervento citato, conserva intatta l’immagine originale. Una composizione architettonica basata sulla ripetizione di schemi classici (basamento bugnato in pietra, cornici, balconi, lesene e marcapiano con decorazione a rilievo) che assume valore paesaggistico proprio in ragione della diffusione che ne seguì, diventando elemento caratteristico di questa e altre zone in Torino, e tuttora in buono stato di conservazione grazie alla originaria qualità costruttiva.
Anche nella facciata verso cortile, dove l’architettura si fa meno aulica con ballatoi in pietra e semplici aperture finestrate, i caratteri originari non sono stati alterati, al contrario degli interni, dove i segni della ristrutturazione degli anni ‘80 ne hanno radicalmente modificato l’immagine, sia per quanto attiene alla distribuzione degli ambienti e alla volumetria dello spazio, sia in termini di arredi fissi: radicale eliminazione di murature, completa controsoffittatura, sostituzione di serramenti e finiture.

2. Vari aspetti progettuali

Ventilcassaforma incassate

Il progetto ha lavorato parallelamente in due direzioni: da un lato, ricondurre la narrazione degli spazi alla loro idea originaria ricomponendo, ad esempio, le assialità perdute delle aperture, la corrispondenza delle partizioni con il sistema strutturale in muratura, riportando il sistema voltato in vista e ridando prestigio ai serramenti interni, al pari degli originali; dall’altro, creare delle relazioni percepibili tra l’aulicità degli spazi e le nuove funzioni direzionali e di rappresentanza, non solo a livello distributivo ma anche attraverso gli strumenti dell’architetto consapevole, che cura in dettaglio l’immagine dell’arredo, dei materiali, delle finiture e degli impianti rifuggendo dalle soluzioni facili.
Semplicità, ma non superficialità. In questo caso poi, l’architetto si è trovato ad agire come l’archeologo, scoprendo a poco a poco la vera natura dell’edificio, mistificata dai rivestimenti accumulatisi nel tempo, dalla pericolosa eliminazione dei supporti murari alle volte, dalla distruzione di pavimenti, serramenti e cornici, tutti di probabile pregio. Non sono mancate le sorprese strutturali: è stato necessario il rinforzo delle volte un tempo sostenute da tramezzi in mattoni pieni, pericolosamente eliminati negli anni ‘80, con travi HEA posizionate al di sotto degli originali dormienti metallici di impostazione delle volte, sottoposti a carichi superiori alla resistenza nominale.
Così come si è cercato di razionalizzare,in funzione della statica, la presenza delle nicchie con arco a tutto sesto, posizionate parallelamente allo sviluppo della manica. Non sono mancate poi le sorprese, positive, di un apparato decorativo ricco se paragonato ad edifici coevi e con uguale destinazione costruiti in altre zone della città: la rimozione dei controsoffitti e la raschiatura delle pitturazioni ha infatti portato alla luce, nella maggior parte degli ambienti, le originarie decorazioni di natura geometrica e figurativa.
L’impianto così rivelatosi è stato utilizzato come matrice del sistema distributivo funzionale alle nuove destinazioni, spazi ufficio e di rappresentanza, ora organizzati in sequenza sui lati di un collettore centrale alla manica, ideale anche come dorsale impiantistica.
Nel sottofondo del corridoio (alto perchè in corrispondenza del fianco della volta) corrono impianti elettrici e speciali, nel controsoffitto (questa zona non presenta né stucchi nè affreschi) impianti meccanici e per l’illuminazione degli ambienti.
Il sistema delle nicchie, organizzato su tre assialità, partecipa alla matrice costituendo punti di transito o terminali delle dorsali impiantistiche, come nel caso dei ventilconvettori.
La semplificazione introdotta nella distribuzione di spazi e impianti si accompagna a soluzioni, per gli arredi funzionali fissi e mobili, con contenuto impatto visivo e soprattutto non in contrasto (meglio l’astrazione) o in sovrapposizione (meglio l’integrazione) con la preziosità degli elementi dell’architettura interna. Una forma di rispetto molto cara ai progettisti, principio guida di ogni loro lavoro, a prescindere dalla scala, dal contesto e dalla natura dell’opera.
Il primo concetto (l’astrazione) in questo caso si applica all’illuminazione degli spazi con volte decorate, risolta con un apparecchio, appositamente disegnato, a doppia emissione (diretta e riflessa) che si protrae a sbalzo dalla parete; alla luce che proviene misteriosa, dunque astratta, dai profondi crateri disegnati per il contro soffitto del piano terra; alle porte interne ad alto isolamento acustico (doppio vetro su telaio in massello di legno), serigrafate con un segno volutamente astratto, pertanto neutrale rispetto al contenitore.
E ancora, al pavimento in moquette fono assorbente, scelto nei toni scuri e neutri per valorizzare le cromie accese degli arredi.
Il secondo (l’integrazione) si applica ai ventilconvettori inseriti nella muratura di tamponamento delle passate e integrati nell’allestimento delle stesse.
Con le passate, oggi librerie, esplode il colore: il giallo, il rosso, il grigio… rendono speciale e unica ogni stanza, dove la ricerca si esprime nel coordinamento tra le cromie degli arredi (librerie, appendiabiti, postazioni di proiezione e computer portatili) e quelle degli affreschi, o meglio dei dettagli allegorici degli affreschi.

3. Architettura degli Interni e impianti: un progetto integrato

Ventilcassaforma incassate

Dal punto di vista impiantistico, gli aspetti più significativi del progetto sono da identificarsi nell’integrazione delle esigenze architettoniche e di salvaguardia delle preesistenze interne con le esigenze prestazionali di un impianto di condizionamento caratterizzato da ridotti consumi energetici. Un risultato ottenuto con l’adozione di prodotti di elevato livello prestazionale e flessibilità progettuale, come garantisce il sistema “ventilcassaforma” prodotto da AERMEC. Pertanto:

  • impianti aria nell’unica parte controsoffittata
  • impianti elettrici nelle reni delle volte centrali
  • impianti adduzione fan-coil tracciati sugli assi delle nicchie, matrice geometrica del sistema
  • scelta dei componenti della climatizzazione (ventilcassaforma AERMEC) coerenti con il sistema decorativo (presenza non percepibile) e con i sistemi di arredo (integrazione formale)
  • soluzioni illuminotecniche coerenti con la preesistenza: nessuna pendinatura, alimentazioni occultate nella struttura portante a mensola; apparecchi a doppia illuminazione (diretta e riflessa).

A tali premesse/obiettivo, la redazione del progetto impiantistico ha risposto con:

  •  il rifacimento degli impianti di climatizzazione delle aree oggetto di intervento
  •  la realizzazione di un impianto di preparazione e distribuzione dell’aria primaria di rinnovo
  •  il rifacimento integrale della centrale termica e della centrale frigorifera.

In particolare, nelle aree oggetto di intervento di ristrutturazione, gli impianti esistenti, parte a ventilconvettori a 2 tubi e parte a radiatori integrati con sistemi split, sono stati sostituiti integralmente con impianti a ventilconvettori a 4 tubi, alimentati da nuove montanti generali di distribuzioni, già previste per alimentare in futuro le aree non oggetto dell’attuale ristrutturazione. Allo scopo di garantire un adeguato ricambio dell’aria, commisurato alle reali necessità e recuperando il calore dell’aria espulsa, è stata progettata ed installata una centrale di trattamento dell’aria composta da una unità di mandata (con presa aria esterna, batterie di trattamento termico e umidificazione) posta al piano interrato ed una unità di ripresa/ espulsione posta in copertura del fabbricato; il recupero termico è realizzato per mezzo di batterie di scambio termico ad acqua glicolata (una per ognuna delle unità descritte) raccordate con tubazioni coibentate. Particolare impegno, progettuale e costruttivo, ha costituito la realizzazione del cavedio di distribuzione verticale principale, contenente le canalizzazioni e le tubazioni delle montanti. La centrale termica è stata rifatta per adeguamento alle mutate esigenze in termini di potenza e per adottare un generatore modulare a condensazione, in grado di garantire un elevato rendimento stagionale; la temperatura di produzione dell’acqua calda è modulata direttamente dal bruciatore in funzione delle condizioni climatiche e ciò garantisce il massimo utilizzo della tecnologia della condensazione. Anche la centrale frigorifera è stata integralmente rifatta, dato che le caratteristiche funzionali e la potenza disponibile non erano più adeguate a fronte degli interventi in progetto; si è adottata una tecnologia tradizionale, con 2 gruppi frigoriferi condensati ad acqua installati al piano interrato ed una torre evaporativa installata in copertura. Le elettropompe di circolazione dei circuiti utilizzatori sono del tipo a portata variabile, comandate da inverter; le valvole di regolazione sono in massima parte a 2 vie. Per la gestione ottimizzata degli impianti è stato realizzato un sistema di regolazione e supervisione evoluto, in grado di controllare la temperatura e la velocità dei singoli ventilconvettori, la funzionalità delle centrali, termica e frigorifera, comprese le relative elettropompe, e di gestire gli orari di funzionamento di tutte le apparecchiature; tale sistema è in grado di garantire un razionale uso dell’energia, garantendo in ogni area ed in ogni momento le prestazione strettamente necessarie.

 

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Franco RubiniFRANCO RUBINI / Nato il 4 ottobre 1954 a Torino. Laureato in Ingegneria Civile con lode al Politecnico di Torino nel luglio 1978, presso l’Istituto di Fisica Tecnica (ora Dipartimento di Energetica) e iscritto all’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Torino. Dal 1979 svolge l’attività professionale nei settori impianti ed energia nell’ambito dello studio ACTA s.r.l. di Torino, come progettista, direttore dei lavori e consulente. Negli anni 1979-81 ha svolto attività di ricerca presso l’Istituto di Fisica Tecnica (ora Dipartimento di Energetica) del Politecnico di Torino. Nel periodo 1981-83 è stato rappresentante italiano del Passive Solar Working Group della CEE-DG-XII. Ha partecipato, come responsabile scientifico della ACTA S.r.l. di Torino, a diversi programmi di ricerca del Progetto Finalizzato Energetica del CNR e dell’ENEA.
Giorgio De ferrariGIORGIO DE FERRARI / Architetto, designer, professore ordinario di Disegno Industriale al Politecnico di Torino, dove nel 1996 ha dato vita al percorso formativo universitario in Disegno Industriale. Già responsabile di ricerche MURST e CNR, già presidente SIAT Società Ingegneri e Architetti in Torino, già direttore di A&RT Atti e Rassegna Tecnica. Socio ADI Associazione Disegno Industriale dal 1964. Ideatore e direttore delle mostre/evento “Torino Design – dall’automobile al cucchiaio”, 1995-2000, e “Piemonte Torino Design”,2006. Attività professionale a Torino nello Studio De Ferrari Architetti, attivo dal 1983 nella progettazione architettonica, dello spazio pubblico, del design per la città, dell’exhibit design. Fra le pubblicazioni: “Design d’Esame”, ed. Celid, Torino 1992; “Il piano Arredo Urbano” ed. NIS, Roma 1994; “Torino Design” ed. Allemandi, Torino 1995; “I luoghi e il progetto” ed. Lybra, Milano 1999, ed. Accademia, Pekino 2003; “Disegnare il Design” ed. Hoepli, Milano 2002; “Studio De Ferrari Architetti. Opere 2000-2006”, ed.Lybra, Milano 2006.
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