Ristrutturazione di Palazzo "Baldeschi al Corso" Corso Vannucci, Perugia
1. Palazzo Baldeschi, sei secoli di storia
Il poco spazio a disposizione non ci consente una esposizione precisa e puntuale
delle varie caratteristiche e vicissitudini del Palazzo, tuttavia queste brevi note
serviranno per inquadrare temporalmente il complesso edilizio e descriverne i principali
caratteri tipologici.
Palazzo “Baldeschi al Corso”, come recita lo stesso nome, appartenne ad una antica
famiglia perugina la quale, attraverso i suoi discendenti, ne ha ancora conservate
alcune porzioni in proprietà. L’aggiunta “al Corso” (perché prospiciente Corso Vannucci)
deriva dal fatto che a Perugia esiste un altro Palazzo Baldeschi situato in altra
zona sempre nel centro storico di Perugia.
L’impianto del palazzo è di epoca trecentesca e nei secoli successivi, XV e XVI,
sarà destinato a ingrandirsi e a modificarsi con le nuove acquisizioni degli eredi
di casa Baldeschi.
Nel XVI secolo la fisionomia di Palazzo Baldeschi al Corso comincia a definirsi,
almeno sotto il profilo dell’area occupata, nel cui perimetro si trovano la via
Baldo, Corso Vannucci, via Danzetta e via dello Struzzo.
L’attuale Palazzo Baldeschi occupa ancora oggi, nel suo fronte, la stessa posizione
di circa sei secoli fa. È ben visibile, sulla facciata, una linea verticale di demarcazione
che evidenzia l’ampliamento delimitato, poi, dalla via Danzetta.
Anche in via Baldo la linea architettonica è rimasta in parte la stessa del XV secolo
specialmente per quanto riguarda le arcate decorative in cotto che ornano le finestre
del primo e secondo piano.
La ristrutturazione del Palazzo, sia nelle forme esterne sia nelle parti interne,
si può datare intorno alla prima metà del secolo XVII, tanto che al primo piano
fu riservato intorno al 1660-1690 il grande appartamento al Cardinale Federico Baldeschi
Colonna il cui stemma è ancora visibile sopra l’alcova della sua camera da letto,
oggi “sala rossa”.
Tutte le stanze del primo piano che si affacciano su Corso Vannucci si ritiene siano
state decorate verso la fine del ‘700 e la metà dell’800 da Paolo Brizi e da Mariano
Piervittori, ambedue marchigiani, che lavorarono molto a Perugia. Del Piervittori,
tra l’altro, è anche la decorazione del sipario del Teatro Morlacchi di Perugia
che rappresenta, forse, l’opera più riuscita.
Nel tempo il Palazzo ha subito vari passaggi di proprietà fino a giungere, negli
anni ’80, nelle mani del Mediocredito dell’Umbria che, dopo averlo restaurato e
ristrutturato, ne ha fatto la propria sede. Oggi è di proprietà della Fondazione
Cassa Risparmio Perugia che lo utilizza per eventi espositivi di grande rilievo.
Alcune note sono tratte dalla relazione storico-artistica redatta nel 1983 della
Dott.ssa Paola Monacchia.
2. Il progetto integrato Edificio-Impianti
La necessità di intervenire razionalmente per conseguire un ottimale microclima
all’interno dei locali con sistemi compatibili con l’architettura e il rispetto
ambientale, in un contesto fortemente connotato da preesistenze storiche, ha stimolato
i soggetti interessati alla progettazione affinché, nel rispetto di determinati
parametri economici, il risultato finale fosse tecnicamente ineccepibile e architettonicamente
corretto.
La stretta collaborazione tra l’ingegnere termotecnico e l’architetto, basata sulla
reciproca stima e più volte collaudata nel tempo, ha prodotto un risultato di rilievo
anche se in un intervento di dimensioni necessariamente ridotte.
In pratica si è proceduto al completo rifacimento della centrale termica a servizio
di Palazzo Baldeschi, all’allestimento degli spazi per l’esposizione permanente
della collezione di ceramiche rinascimentali di proprietà della Fondazione Cassa
Risparmio Perugia, all’allestimento di nuovi spazi per il ricevimento di eventi
temporanei e alla sostituzione del gruppo refrigeratore ad acqua e della torre evaporativa
non più funzionante.
Le prestazioni che l’insieme impianto-ambiente avrebbe dovuto garantire erano:
- benessere ambientale per i visitatori e per le opere d’arte evitando fastidiose
correnti d’aria, soprattutto fredda;
- ambienti gradevoli anche dal punto di vista architettonico evitando terminali in
vista invasivi per l’allestimento degli eventi espositivi;
- produzione dei fluidi vettori improntata su marcati parametri di contenimento dei
consumi di energia primaria e rispetto ambientale;
- bonifica dello stato di fatto esterno per ridare dignità alla porzione interessata
dalla presenza degli impianti.
I primi due requisiti, strettamente connessi, hanno suggerito, dopo aver valutato
varie altre soluzioni, di utilizzare ventilconvettori sia a soffitto che a parete
evitandone la vista per avere spazi “puliti” e “liberi” da elementi che male avrebbero
dialogato con le opere in esposizione.
Da qui l’idea di nasconderli con materiali semplici quali il cartongesso di contenimento
e le griglie lineari di mandata e ripresa dell’aria all’interno dei vari locali.
Il risultato ottenuto è stato, seppur nella sua semplicità, di assoluto rilievo
come confermato dall’utilizzo continuo e corretto delle sale.
Anche l’intervento di bonifica sulla terrazza che si affaccia su Via dello
Struzzo è stato significativo poiché ha consentito l’eliminazione delle precedenti
“architetture”, caratterizzate da un evidente disordine, restituendo alla terrazza
una configurazione molto vicina a quella originaria.
Altro tema piuttosto importante da affrontare, in considerazione dei luoghi (pieno
centro storico di una città come Perugia) era costituito dal corretto inserimento,
sulla terrazza, del nuovo gruppo refrigeratore d’acqua con individuazione della
“protezione” più adeguata.
La visione generale a macchina collocata e i “colori” delle murature circostanti
hanno immediatamente indicato nell’ “acciaio corten” il materiale che avrebbe consentito
di accogliere correttamente l’apparecchiatura in quel contesto.
Le linee nette ed essenziali dei pannelli si connotano come generatori di una massa
che, nata per nascondere “qualche cosa” è diventata essa stessa “qualche cosa”.
3. La climatizzazione
Palazzo Baldeschi, prima dei lavori di trasformazione per la nuova destinazione
a spazio espositivo, era dotato di impianto di riscaldamento e refrigerazione costituito
prevalentemente da ventilconvettori a terra e radiatori, adatti alla prevalente
destinazione ad uffici.
La centrale termica presentava un unico generatore di calore con bruciatore alimentato
a combustibile liquido mentre per la produzione di acqua refrigerata erano installati
un gruppo raffreddato ad acqua, posto in angusto locale al piano interrato ed una
torre evaporativa, mal funzionante e molto rumorosa, sul terrazzo del piano primo
che prospetta su Via dello Struzzo.
Il cambio di destinazione d’uso del palazzo da uffici a spazi espositivi per mostre
permanenti e temporanee è stata l’occasione per riqualificare i centri di produzione
dei fluidi vettori sia dal punto di vista funzionale, che soprattutto del contenimento
dei consumi energetici.
La soluzione da adottare, oltre che molto efficiente energeticamente, doveva tener
conto dei luoghi, con l’utilizzo di apparecchiature a ridottissimo livello sonoro,
molto poco invasive e con contenute emissioni in atmosfera.
La soluzione adottata prevede una centrale termica con alimentazione a gas metano
costituita da quattro moduli termici con potenza modulante fra 360 e 60 kW in grado
di “seguire” le effettive e variabili richieste termiche anche in virtù di possibili
utilizzi parziali degli spazi espositivi.
La produzione di acqua refrigerata viene realizzata tramite gruppo con condensatore
raffreddato ad aria, in versione silenziata, con compressori scroll ad elevata resa
e basso assorbimento elettrico, posizionato sulla terrazza al piano primo.
Completano la centrale termofrigorifera i gruppi di pompaggio, le apparecchiature
di termoregolazione, gli accessori di sicurezza e controllo ed un impianto di trattamento
dell’acqua di riempimento per proteggere adeguatamente le nuove apparecchiature
contro la formazione di depositi e di ruggine.
I prodotti della combustione dei quattro moduli termici vengono veicolati in copertura
tramite canna fumaria, esterna al complesso immobiliare, a doppia parete in acciaio
inox, isolamento termico e finitura esterna in rame.
Per tutte le zone da destinare a spazi espositivi l'impianto di climatizzazione
oltre a garantire un adeguato microclima doveva risultare compatibile con il contesto
fortemente connotato e non invasivo lasciando alle opere in esposizione tutta l’attenzione
dei visitatori.
Doveva inoltre non comportare opere murarie su pareti e solai, soggetti a vincolo,
non sottrarre spazio agli allestimenti e, particolare non trascurabile, presentare
un costo contenuto.
La soluzione più semplice, economica e per nulla invasiva è stata individuata in
un impianto a ventilconvettori per installazione pensile da incasso, completi di
elettrovalvola sul fluido vettore per una efficace regolazione, inseriti in cassonetti
in cartongesso con diffusori lineari sia per la immissione che per la ripresa.
Il necessario ricambio d’aria nel rispetto della norma UNI 10339/95 è garantito
per l’intero edificio da una unità di trattamento mentre per una zona espositiva
con impossibilità di veicolare canali è stata installata una unità pensile canalizzabile
con plenum di immissione sempre con diffusori lineari.
